Restauro dei primi due volumi dell’archivio storico di Tarano
Sono
stati restaurati e consegnati da Padre Antonio al Sindaco Touhami Garnaoui,
in presenza della bibliotecaria Caterina Placidi, i manuscritti, Inv. 13 “Catasto
1702” e Inv. 54 “Liber Civilium 1517”, i primi
due di una serie di volumi dell’archivio storico in fase di restauro,
con un contributo pubblico. Il lavoro di restauro è opera del "Laboratorio
di restauro del libro antico" della Congregazione d’Italia
dei Monaci Brasiliani con sede nell’Abbazia di Grottaferrata.
E’ il primo laboratorio a carattere scientifico fondato nel 1931 per iniziativa
della Direzione generale delle biblioteche ed accademie del Ministero dell'Educazione
Nazionale, le autorità statali preposte all'amministrazione del
patrimonio bibliografico italiano.
“Il laboratorio, istituito in una sala dell'antica foresteria dei monaci,
ha svolto da subito un ruolo importante, proprio quando in Italia il restauro
librario maturò la sua più importante trasformazione, affermandosi
definitivamente come attività che si basava contemporaneamente sulla
ricerca scientifica e su una elevata e raffinatissima abilità artigianale.
Fino al 1930 quest'arte era esercitata soprattutto presso il laboratorio della
Biblioteca Apostolica Vaticana oltre che, seppur in minor misura, presso
la Biblioteca Nazionale Centrale "Vittorio Emanuele" di Roma.
Fu proprio in questo periodo che p. Nilo Borgia (1870-1942),
bibliotecario dell'Abbazia fin dal 1909, ebbe l'idea di far nascere a Grottaferrata
un laboratorio in cui i monaci potessero dedicarsi al restauro non solo dei
loro preziosi manoscritti ma anche di quelli di altre biblioteche. In breve
il laboratorio si ampliò con l'aggiunta di un locale annesso per il gabinetto
chimico che aveva il compito di esaminare, diagnosticare e suggerire le diverse
terapie per gli speciali "pazienti".
In questi anni, grazie all'intervento del prof. Alfonso Gallo,
ispettore superiore della Direzione Generale delle Biblioteche ed Accademie,
nacque proprio a Grottaferrata il progetto dell'Istituto di Patologia del
Libro con ambienti contigui al laboratorio che avrebbero dovuto ospitare,
tra gli altri, reparti di chimica, fisica, meteorologia oltre ad un museo patologico
del libro: idea grandiosa che richiamò sulla badia greca un vasto interesse
sia italiano, sia internazionale.
Le crescenti esigenze scientifiche dell'Istituto fecero, però, ampliare
il programma e spinsero a creare a Roma una sede più vasta, autonoma,
con proprio personale di ruolo.
Fin dai primissimi anni della sua attività giunsero nel laboratorio di
restauro di Grottaferrata numerosi manoscritti da varie biblioteche e località,
quali: Palermo, Ancona, Spoleto, Trisulti, Fabriano, Viterbo, Messina, Chiusi,
Siena, l'Aquila, Lanciano, Cosenza, Ruvo di Puglia. Le stesse prestigiose biblioteche
romane della Vallicelliana e dell'Alessandrina ricorsero per
i loro volumi malati alle cure dei monaci criptensi. Da notare, inoltre, come
il lavoro non si limitasse al solo intervento materiale, ma comprendesse, in
particolare per i manoscritti più importanti, anche un'analisi bibliografica
e scientifica. Fu così che in un volume del sec. XIV della Vallicelliana
si rintracciarono anche Omelie di s. Efrem dei secc. VI/VII.
Tra gli innumerevoli interventi di restauro è appena il caso di accennare
ad alcuni di assoluto prestigio quali: il codice
membranaceo
del Typikòn di Càsole del sec. XII, ridotto in condizioni
indescrivibili dall'incendio del 1904 della Biblioteca Universitaria
di Torino; un Evangeliario greco del Tesoro di s. Marco, ridotto
in pessime condizioni dall'umidità e proveniente dalla Biblioteca
Marciana di Venezia; i tre rotoli in pergamena dei secc. XI/XII
degli Exultet, provenienti dalla città pugliese di Troia.
L'alluvione di Firenze del 1966 vide i tecnici del laboratorio in prima fila.
Infatti, fu lo stesso pontefice Paolo VI ad inviarli sul posto,
dove prelevarono, dopo un primo indispensabile intervento contro gli effetti
deleteri dell'acqua e del fango, oltre mille volumi che, condotti a Grottaferrata,
furono tutti salvati e puntualmente recuperati.
Ma in assoluto il più prestigioso dei restauri effettuati da questa autentica
Officina Librorum è stato quello delle oltre 1.000 carte vinciane
del Codice Atlantico di Leonardo, che raccoglie disegni di
macchine, studi di geometria, calcoli, vari appunti e note personali ed ebbe
il titolo di "Disegni di machine et delle arti secreti et altre cose
di Leonardo da Vinci racolti da Pompeo Leoni".
La situazione del codice era preoccupante. Dopo quattro secoli le colle, usate
per comporre l'album, decomponendosi avevano infatti attratto insetti e tarme
con deprecabili effetti, mentre iniziavano a diffondersi anche le muffe e l'ossidazione.
Era quindi necessario, innanzitutto, scollare le carte vinciane dal foglio di
fondo: cosa tutt'altro che facile, visti i risultati di alcuni maldestri tentativi,
eseguiti in epoca successiva alla seconda guerra mondiale, che avevano provocato
la diluizione degli inchiostri. Bisognava poi effettuare la pulitura, la riparazione
dei fori dei tarli, l'integrazione dei margini e delle lacerazioni.
Il delicato e difficile lavoro fu affidato al Laboratorio di Restauro del
Libro Antico di Grottaferrata, che ottenne questo importante incarico il
28 dicembre 1962, nonostante la prestigiosa concorrenza del Laboratorio
di restauro della Biblioteca Vaticana, dell'Istituto di Patologia del
Libro e dell'Institut Léonard de Vinci di Amboise.”
(Testo di Giovanna Falcone e Alfredo Serangeli)
Il restauro dei manoscritti dell’archivio storico di Tarano rappresenta
l’ultimo lavoro effettuato dal prestigioso Laboratorio
dell’Abbazia di Grottaferrata.