| L'apparizione
della Madonna della Noce a S. Polo
Il territorio sampolese fu teatro tra il 9 ed il 10 giugno del 1505
di apparizioni miracolose delle quali fu testimone una contadinella
di nome Giovanna, figlia di Lodovico di Michele di San Polo. Mentre
la giovane era intenta a lavorare il campiello di famiglia, ecco
apparirle al di là di una siepe a poco più di tre
passi, un giovane frate vestito come i padri serviti, con la tonaca,
con la cocolla ed il cappuccio in testa e con la "pazienza"
dal collo ai piedi. Il servita recava in mano una grossa corona
caratteristica del suo ordine ed utilizzata per pregare la Madonna
e salutò la giovanetta con il consueto formulario, pronunciando
la frase "Ave Maria".
La ragazza, nonostante fosse rimasta stupefatta e colma di paura,
rispose al saluto. Il religioso la rassicurò benedicendola
e le chiese quali fossero le rendite del campicello. Giovanna, messa
a suo agio dai modi gentili del suo interlocutore, rispose che le
speranze di ottener frutti dalla coltivazione della terra, pur effettuando
i lavori con grande cura, erano molto scarse. Il servita rispose
che le comunità sampolese avrebbe meritato dolorose punizioni
per il suo cattivo comportamento e solo l'intervento misericordioso
della Madonna aveva impedito che Dio scagliasse la sua ira contro
di essa facendo straripare il fiume in piena, allagando di conseguenza
i campi e distruggendo i raccolti. Perciò i sampolesi dovevano
digiunare il venerdì successivo a pane ed acqua in ossequio
a Dio che aveva ascoltato le suppliche della Vergine e risparmiato
il paese da una grave calamità per le sue colpe e per i suoi
peccati.
L'incarico di far giungere questo messaggio alla popolazione locale
fu affidato dal giovane frate a Giovanna che, però si rifiutò
temendo di non essere ascoltata. Al diniego, il diniego, il servita
benedisse la ragazza e sparò Il giorno successivo, martedì
la giovane contadina stava per recarsi a sciacquare un panno alla
fontana del paese, quando, quasi ispirata da una premonizione, decise
di tornare ai campi di famiglia dove il giorno prima le era apparso
il frate. Qui giunta, lavò nelle acque del ruscello il panno
e lo stese ad asciugare al sole e si mise a mondare il miglio vicino
ad un'alta e maestosa pianta di noce cresciuta spontaneamente. All'improvviso
Giovanna si sentì chiamare per nome. Esterrefatta la giovane
alzò lo sguardo e vide tra i rami del noce una Signora di
inaffidabile bellezza e tutta splendente.
La Signora era vestita come le suore del Terz'Ordine dei Servi di
Maria ed indossava una veste nera, cinta ai fianchi, un nero ed
ampio mantello le copriva il capo, mostrando appena due lunghe chiome
di capelli dorati che le scendevano sugli omeri e sul petto. ll
viso della donna era di particolare bellezza, ancorché rigato
dal pianto. Giovanna percepì con immediatezza di trovarsi
di fronte alla Vergine Maria, si inginocchiò, incrociò
tremante per lo spavento, le braccia sul petto. La Beata Vergine
la calmò subito e le chiese dolcemente quale fosse stato
l'effetto dell'apparizione del suo servo il giorno precedente. Al
silenzio della giovane, Maria soggiunse di chiamare il prete di
San Polo, di ingiungergli a suo nome di suonare le campane e di
radunare tutto il popolo, di fargli la predica e di invitarlo: a
ravvedersi; a confessare i propri peccati; a perdonare le offese
ricevute; a fare tre giorni di devote processione; ad osservare
i giorni festivi, rispettando l'obbligo di partecipare alla santa
messa; a rispettare scrupolosamente tutti gli altri precetti della
Chiesa; a non trascurare in particolare le feste dedicate alla Madonna.
Se i sanpolesi avessero eseguito gli ordini ricevuti sarebbero stati
felici, altrimenti guai a loro.
Mentre stava pronunciando queste parole, la Vergine scoprì
il suo petto lacerato da flagelli e mostrò le ginocchia sanguinanti
implorando la giovane di riferire le sofferenze da lei sopportate
per placare l'ira di Dio, sdegnato contro gli abitanti del luogo,
e di raccontare quanto aveva visto ed udito da quel noce. Dato che
Giovanna si stava attardando a piegare il panno ormai asciutto,
la Madonna la incitò a lasciar perdere ed correre in paese
ad eseguire i suoi ordini. La contadinella fuggì di corsa
a San Polo per rivelare quanto era accaduto nei due giorni. Tornata
poi sul campo trovò tela già piegata. Da queste ierofanie
nacque dunque la devozione per la Madonna della Noce. |