itinerari minori
La
via della fede lungo la valle del Tevere
Anche il Tevere ha costituito per un lunghissimo arco cronologico
un'importantissima via d'acqua che ha collegato Roma con i territori
a settentrione, luoghi importanti per l'approvvigionamento di merci
e di derrate alimentari. Lo stesso fiume fu un percorso lungo il
quale il Cristianesimo si diffuse con una certa rapidità,
grazie alle opportunità concesse dal considerevole flusso
dei mercanti e dei viaggiatori di fare proseliti per la nuova religione.
Forum
Novum - Vescovío: il polo principale di aggregazione
religiosa divenne il municipio di Forum Novum, dove nacque, probabilmente
tra IV e V secolo la sede diocesana con la chiesa cattedrale e l'episcopio.
Un'antica tradizione riporta anche che lo stesso S. Pietro sia stato
colui che introdusse il Cristianesimo nella zona visitando e convertendo
la famiglia degli Ursaci, che risiedevano in una loro villa rustica
nei pressi dell'abitato.
Le
chiese romaniche: occupata dai longobardi in più
fasi, la Sabina tiberina trovò due poli forti di aggregazione
religiosa: la stessa Farfa e la diocesi di Forum Novum, che gradualmente
assorbì i territori delle altre diocesi sabine, trasformandosi
in diocesi di Sabina. Il periodo di maggior fulgore si ebbe tra
XII e XIII secolo quando furono costruite molte chiese romaniche,
in alcuni casi ex-novo, in altri ristrutturando antiche pievi o
la stessa chiesa cattedrale a Vescovío, creando così
un itinerario che ancor oggi suscita suggestione. Alla fine del
Quattrocento, al decadere di Vescovío, la sede della diocesi
fu trasferita a Magliano Sabina, allora il centro più importante
al di fuori del territorio di Farfa, divenuta nel contempo un'abbazia
nullius diocesis.
S. Paolo a Poggio Mirteto
S. Maria a Vescovío
S. Maria a Tarano
S. Pietro ad Centum Muros a Montebuono
S. Maria a Fianello
S. Pietro a Magliano Sabina
La
terra degli equi e dei signori medievali
Un retaggio culturale differente ha avuto il Cicolano, l'antica
terra degli equi. Non conosciamo con precisione quando il Cristianesimo
si diffuse nell'area, ma la mancata trasformazione dei due piccoli
municipi in sedi diocesane induce a ritenere che il processo fu
lungo ed incontrò resistenze non secondarie. I culti che
qui troviamo diffusi nei primi secoli del medioevo sembrano ricalcare
quelli locali, in particolare S. Anatolia. Soltanto a partire dal
tardo secolo XI si affermarono importanti figure femminili.
Sant'Anatolia:
un culto molto sentito nel Cicolano è quello per S. Anatolia,
che ha il suo fulcro nell'omonimo santuario. Le notizie più
antiche di questa chiesa risalgono ai primi anni del secolo VIII
quando fu donata all'abbazia di Farfa dal duca di Spoleto Faroaldo
II. Il monastero sabino permutò la chiesa nei primi anni
del secolo IX ricevendo in cambio la chiesa di S. Maria in Lauriano
nell'Amiternino.
S.
Cleridona (o Chelidonia): originaria del Cicolano,
dove nacque da nobile famiglia, forse di Poggio Poponesco, castello
oggi diruto che sorge poco distante da Fiamignano, si trasferì
giovane nel Sublacense, dove si ritirò in un eremo per 59
anni fino al momento della morte avvenuta il 7 ottobre del 1151,
raggiungendo la santità e divenendo successivamente patrona
della città di Subiaco.
Il
Corvaro: secondo la tradizione al Corvaro è
conservato il cappuccio di S. Francesco.
Le
rocche ed i castelli: lungo la valle del Salto importanti
sono i resti di molti castelli e di numerose rocche costruiti nei
primi secoli del medioevo. Dalle rocche di Beatrice Cenci a Petrella
Salto e di Corvaro, ai castelli di Poggio Poponesco, di Rascino,
di Torano, di Macchiatimone, di Roccarandisi. Le chiese e le mura
poligonali italico-romane: molte chiese sono state costruite su
resti di mura poligonali italico-romane, spesso da identificare
con tempi pagani, come S. Mauro in Fano, S. Lorenzo a Marmosedio,
S. Angelo in Cacumine, S. Angelo in Vatica.
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