Itinerari Religiosi - parte 2

 

Affresco nella Chiesa della Madonna
della Noce (particolare)

 

itinerari minori

La via della fede lungo la valle del Tevere
Anche il Tevere ha costituito per un lunghissimo arco cronologico un'importantissima via d'acqua che ha collegato Roma con i territori a settentrione, luoghi importanti per l'approvvigionamento di merci e di derrate alimentari. Lo stesso fiume fu un percorso lungo il quale il Cristianesimo si diffuse con una certa rapidità, grazie alle opportunità concesse dal considerevole flusso dei mercanti e dei viaggiatori di fare proseliti per la nuova religione.

Forum Novum - Vescovío: il polo principale di aggregazione religiosa divenne il municipio di Forum Novum, dove nacque, probabilmente tra IV e V secolo la sede diocesana con la chiesa cattedrale e l'episcopio. Un'antica tradizione riporta anche che lo stesso S. Pietro sia stato colui che introdusse il Cristianesimo nella zona visitando e convertendo la famiglia degli Ursaci, che risiedevano in una loro villa rustica nei pressi dell'abitato.

Le chiese romaniche: occupata dai longobardi in più fasi, la Sabina tiberina trovò due poli forti di aggregazione religiosa: la stessa Farfa e la diocesi di Forum Novum, che gradualmente assorbì i territori delle altre diocesi sabine, trasformandosi in diocesi di Sabina. Il periodo di maggior fulgore si ebbe tra XII e XIII secolo quando furono costruite molte chiese romaniche, in alcuni casi ex-novo, in altri ristrutturando antiche pievi o la stessa chiesa cattedrale a Vescovío, creando così un itinerario che ancor oggi suscita suggestione. Alla fine del Quattrocento, al decadere di Vescovío, la sede della diocesi fu trasferita a Magliano Sabina, allora il centro più importante al di fuori del territorio di Farfa, divenuta nel contempo un'abbazia nullius diocesis.

S. Paolo a Poggio Mirteto
S. Maria a Vescovío
S. Maria a Tarano
S. Pietro ad Centum Muros a Montebuono
S. Maria a Fianello
S. Pietro a Magliano Sabina

La terra degli equi e dei signori medievali
Un retaggio culturale differente ha avuto il Cicolano, l'antica terra degli equi. Non conosciamo con precisione quando il Cristianesimo si diffuse nell'area, ma la mancata trasformazione dei due piccoli municipi in sedi diocesane induce a ritenere che il processo fu lungo ed incontrò resistenze non secondarie. I culti che qui troviamo diffusi nei primi secoli del medioevo sembrano ricalcare quelli locali, in particolare S. Anatolia. Soltanto a partire dal tardo secolo XI si affermarono importanti figure femminili.

Sant'Anatolia: un culto molto sentito nel Cicolano è quello per S. Anatolia, che ha il suo fulcro nell'omonimo santuario. Le notizie più antiche di questa chiesa risalgono ai primi anni del secolo VIII quando fu donata all'abbazia di Farfa dal duca di Spoleto Faroaldo II. Il monastero sabino permutò la chiesa nei primi anni del secolo IX ricevendo in cambio la chiesa di S. Maria in Lauriano nell'Amiternino.

S. Cleridona (o Chelidonia): originaria del Cicolano, dove nacque da nobile famiglia, forse di Poggio Poponesco, castello oggi diruto che sorge poco distante da Fiamignano, si trasferì giovane nel Sublacense, dove si ritirò in un eremo per 59 anni fino al momento della morte avvenuta il 7 ottobre del 1151, raggiungendo la santità e divenendo successivamente patrona della città di Subiaco.

Il Corvaro: secondo la tradizione al Corvaro è conservato il cappuccio di S. Francesco.

Le rocche ed i castelli: lungo la valle del Salto importanti sono i resti di molti castelli e di numerose rocche costruiti nei primi secoli del medioevo. Dalle rocche di Beatrice Cenci a Petrella Salto e di Corvaro, ai castelli di Poggio Poponesco, di Rascino, di Torano, di Macchiatimone, di Roccarandisi. Le chiese e le mura poligonali italico-romane: molte chiese sono state costruite su resti di mura poligonali italico-romane, spesso da identificare con tempi pagani, come S. Mauro in Fano, S. Lorenzo a Marmosedio, S. Angelo in Cacumine, S. Angelo in Vatica.

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