I Dintorni - parte 2

Configni
 

Cottanello - S.Cataldo

 
Veduta di Montasola
l'Abbazia di Farfa
Trebula Mutuesca
 
 
Rocchette e Rocchettine


 

Configni (X sec.) Feudo di confine, suggerisce il toponimo, tra il contado della Sabina e quello di Narni, venne fondato intorno al X sec. Cinta da mura e arroccata su un colle, ha un castello costruito dagli Orsini di cui rimangono i ruderi; da visitare la chiesa in stile tardo barocco intitolata a Santa Maria Assunta, con l'area presbiteriale decorata con paramenti lignei intagliati, un fonte battesimale e un crocifisso ligneo del XVI sec.
Nella vicina frazione di Lugnola, oltre al borgo merita una visita la chiesa di San Cassiano, che conserva due pregevoli tele del XV sec.
A Configni sette giorni dopo ferragosto si svolge una grande festa a ricordo delle cessate ostilità tra Narni e Rieti per il controllo della Rocca di Monte Calvo, nel 1299: la Tregua di Dio. Nel borgo ricchi banchetti medievali offrono piatti realizzati con ricette del 1300, ai quali seguono un corteo storico ed un gran palio dove i rappresentanti dei comuni di Configni, Cottanello, Calvi, Lugnola e Montatola si sfidano in una corsa nelle vie del paese trasportando su una particolare lettiga un porcellino.

 

Cottanello In località Collesecco, nel territorio del paese, merita una visita un'area archeologica molto importante, in cui possiamo ammirare i resti di una villa rustica romana databile intorno al I sec. di proprietà, secondo alcuni storici, del capitano romano Lucio Aurelio Cotta; da cui il nome di Cottanello. La villa è articolata intorno ad un atrio con peristilio e una zona destinata ai bagni termali, di cui si può ancora ammirare un frigidario circolare arricchito da quattro nicchie, un tepidario, un calidario rettangolare con una piccola abside, ed un pavimento musivo.
Fondato nel X sec. il Castello di Cottanello svolse un ruolo molto importante nella guerra tra Narni e Rieti per il dominio di Montecalvo. Sotto il domino degli Orsini per cinquecento anni, a partire dal XIII sec. ha una doppia cerchia di Mura che stringe il fitto intrigo di vicoli selciati; in essi, come pietre preziose, sono incastonati edifici realizzati con il particolare marmo rosato che qui venne cavato per diversi secoli per decorare molte delle chiese di Roma, prima fra tutte la chiesa di San Pietro.
I ruderi di due importanti fortificazioni si trovano nel territorio circostante Cottanello; quelli del Castello di Castiglione, che nel 1282 venne sconfitto da Narni per passare in seguito agli Orsini; e quelli della rocca di Montecalvo, appartenuta ai nobili di Labro, tanto contesa tra Rieti e Narni per la sua posizione strategica posta sulla strada principale di comunicazione tra la Conca Reatina e la Valle del Tevere.
Per gli amanti della Mountain Bike, dal paese è possibile intraprendere un percorso che conduce sino ai piani di Cottanello, che grazie alla Comunità montana è stato dotato di una utile segnaletica. Il percorso, di media difficoltà, si snoda con strade bianche di buon fondo tra la fitta macchia mediterranea dei Monti Sabini.

 

Montasola (I-XII sec.) Il castrum di Montasola venne costruito nel XII sec., ma il suo territorio è ampiamente abitato già in periodo romano e preromano, come testimoniano la gran quantità di reperti archeologici rinvenuti nei dintorni del centro e anche i numerosi materiali di spoglio utilizzati nelle costruzioni del borgo. Con il suo centro, avvolto intorno ad un colle che culmina con la rocca, Montasola, conserva dell'apparato di difesa originale soltanto una porta e un torrione ellittico con base a scarpa.
Da visitare la Cappella dell'Oratorio Pia Cimini, nell'ex-Ospedale fondato dal benefattore Francesco Cimini nel XVIII sec., con un bell'altare dipinto; tra le altre numerose chiese non bisogna trascurare la chiesa cimiteriale S. Maria delle Murelle, di epoca romanica, posta poco fuori del centro abitato, decorata con materiale di risulta, di epoca romana, proveniente con molta probabilità da qualche villa di campagna che sorgeva nei dintorni.

 

Abbazia di Farfa (VI sec.) L'Abbazia di Farfa è uno dei monumenti più insigni del Medioevo europeo; ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo splendore, una vastissima porzione dell'Italia Centrale.
L'origine dell'Abbazia si fa risalire al VI sec., ad opera di San Lorenzo Siro. Distrutta dai Longobardi , fu ricostruita intorno alla fine del VII sec. dal monaco Tommaso da Moriana, secondo fondatore di Farfa. All'inizio dell'VIII sec. il monastero godette della protezione del Duca di Spoleto Faroaldo II; grazie alle sue donazioni divenne quasi un piccolo stato autonomo.
Passata dalla parte dei Franchi nel conflitto tra questi e i Longobardi, ottenne nel 775 da Carlo Magno il privilegio di autonomia da ogni potere civile e religioso, così aumentò a dismisura in splendore e ricchezza. Nell'anno 800 lo stesso Carlo Magno, diretto a Roma per essere incoronato imperatore, soggiornò nell'Abbazia. Dal IX sec. lo scriptorium di Farfa divenne un vanto dell'Ordine Benedettino per la sua infaticabile attività di trascrizione dei codici.
La decadenza dell'Impero carolingio e le incursioni dei Saraceni, alla fine del IX sec., diedero inizio alla secolare decadenza di Farfa. L'Abbazia fu sottoposta a sette anni di assalti, infine presa e incendiata. L'ultima ripresa di Farfa si ebbe per opera dell'Abbate Ugo I (997-1038), in epoca ottoniana; nel 999 fu introdotta la riforma nata a Cluny.
La chiesa abbaziale, costruita sui resti dell'antica chiesa, risale alla fine del XV sec., epoca in cui l'Abbazia era sotto l'influsso della potente famiglia Orsini. Un portale del XIV sec., con aggiunte gotiche, introduce nel cortile antistante la chiesa. Al di sopra del portale campeggia un affresco attribuito a Cola dell'Amatrice (1508) e lo stemma degli Orsini. Sulla facciata della chiesa s'individuano frammenti di sarcofagi pagani e paleocristiani.
L'interno è diviso in tre navate da due file di colonne ioniche. Il soffitto a cassettoni con lo stemma degli Orsini risale alla seconda metà del sec. XV. Sulla parete interna della facciata, il fiammingo Henrik van der Broek, nel 1561, dipinse un Giudizio Universale con la rara tecnica dell'olio su muro. Nelle tre cappelle della navata sinistra Orazio Gentileschi nel 1599 dipinse le tele con Sant'Orsola, la Madonna col Bambino, la Crocifissione di San Pietro. Nella navata destra si trova la venerata immagine di una Madonna col Bambino, detta Madonna di Farfa (XIII sec.), rivestita nel XIX sec. da una lamina di ottone sbalzata che lascia scoperti solo i volti.
Nel transetto è visibile, in parte, il pavimento originario della prima metà del sec. IX. Il soffitto del transetto e del coro sono decorati con splendide grottesche della scuola degli Zuccari (1576).
Il complesso abbaziale comprende il Chiostrino detto "Longobardo", il Chiostro grande (sec. XVII), la Cripta di forma semianulare, all'ingresso della quale si può ammirare un pregevole sarcofago romano, il Museo e la splendida Biblioteca.

Trebula Mutuesca (I sec. a.C.) All'ingresso ti accoglie un Leone scolpito che originariamente sorvegliava l'accesso a un sepolcro romano del I sec. a.C.. Aperto al pubblico nel 1995, questo prezioso museo espone materiali archeologici provenienti dall'antica città di Trebula Mutuesca e dai suoi dintorni. Nelle sale rivivrai le vicende di questo ricco municipium romano che possedeva terme, templi e un anfiteatro. Attraverso un allestimento curato fin nei minimi dettagli potrai percorrere un itinerario storico che parte dall'età preromana e giunge fino al Medioevo.
Negli spazi del museo potrai ammirare gli importanti materiali riemersi dal deposito votivo rinvenuto presso la chiesa di Santa Vittoria, tra gli altri: teste in terracotta, una statua di bambino, animali votivi.
Tra i molti reperti di epoca romana spiccano i rilievi scultorei, come quello raffigurante un gladiatore vittorioso. Importante la sezione epigrafica con le sue iscrizioni latine: una suscita ancora commozione con il ricordo di un bambino morto a poco più di un anno e definito dai genitori “karissimo”.
Il museo è reso ancor più completo dai molti pannelli illustrativi che ti faranno ripercorrere la storia, la vita quotidiana e la religiosità di Trebula.
L'itinerario culturale di Monteleone Sabino è completato dall' Area Archeologica, ad Ovest della valletta di Pantano. Qui, tra i tanti resti, potrai rivivere l'atmosfera degli antichi spettacoli visitando l'anfiteatro, realizzato in blocchi di calcare e in opera mista di reticolato. Alle pendici di Colle Castellano sorgeva un edificio termale, che prelevava le sue acque da una cisterna sotterranea; mentre lungo la strada per Oliveto si possono ammirare i resti di un mausoleo romano a torre.

Rocchette e Rocchettine Da un punto di vista paesaggistico uno dei luoghi più suggestivi della Sabina è la gola scavata nella roccia e dominata da due insediamenti fortificati gemelli, Rocchette e Rocchettine .Percorrendo la strada provinciale per Cottanello, procedendo in direzione di Montebuono, si giunge ai due insediamenti. Nel paese di Rocchette le strutture antiche si sono fuse con il nuovo; mentre, l'abbandonato borgo di Rocchettine, su una collina vicina, conserva integre tutte le caratteristiche di un abitato medievale.
Le prime notizie sui due castelli sono abbastanza tarde e risalgono al pieno Medioevo. I nomi originari erano, rispettivamente, Rocca Bertalda e Rocca Guidonesca; le fonti non permettono di stabilire né i fondatori né l'epoca di fondazione.
Le vicende storiche dei due insediamenti si muovono in parallello. Dapprima possesso del Vescovo di Sabina, poi sotto il dominio diretto della Santa Sede, le due rocche alla fine del Trecento furono occupate dai Savelli che le tennero a lungo.
Una torre quadrata, inglobata nelle murature, ricorda le fasi più antiche del castrum di Rocchettine, mentre gli ampi rifacimenti operati dai Savelli sono ben evidenti nei torrioni cilindrici ad ampia scarpa, nella porta di accesso al castello, in parte nella cinta muraria, fortificata con mensole, feritoie e beccatelli. Imponente è la Chiesa di San Lorenzo completamente riedificata nel Settecento.

<indietro