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Magliano
Sabino (risalente al VII sec.) Menzionato nel Regesto Farfense
del VII sec. quale Fondus Manlianus, Magliano Sabina era già
luogo fortificato nel XI sec.; divenuto di proprietà degli
Orsini nel XIV sec.,venne assoggettato al potere di Roma a partire
dal XV sec.
Divenne luogo molto importante a partire dal 1495, quando fu spostata
qui, nella chiesa Collegiata di San Liberatore (XV sec.), la sede
della Diocesi Suburbicaria di Sabina, prima a Vescovio . La Cattedrale
, consacrata nel 1498, fu completamente restaurata nel XVII sec.,
quando fu realizzata l'attuale facciata attribuita al Vignola. L'interno,
tripartito in tre navate, conserva, oltre agli affreschi settecenteschi,
tempere su tavola rappresentanti: il Salvatore benedicente, del
Quattrocento, opera di un pittore viterbese, e l'Incorazione della
Vergine, del 1521, di Rinaldo Iacobetti Calvi. Nella sagrestia viene
serbata una croce cesellata del Quattrocento, di probabile scuola
Abruzzese, usata nelle processioni.
Altra chiesa da visitare è quella intitolata a San Pietro
(XII sec.); mirabile esempio di architettura romanica, è
costituita da una navata centrale separata da due navate laterali,
con una doppia fila di archi sostenuti da colonne con capitelli
corinzi, in parte di spoglio.
Presso la Porta Romana sorge il Santuario della Madonna delle Grazie,
nella quale viene custodita una sacra rappresentazione su tavola
della Madonna della Misericordia del Quattrocento, di probabile
scuola umbro-marchigiana. Dal transetto si può accedere alla
cripta protoromantica, di dubbia datazione, che conserva intatto
il suo fascino architettonico, con le colonne dai fusti sfalsati
e gli affreschi del XV sec.
La chiesa di San Michele, presso la Porta Sabina , dietro l'aspetto
della fine Ottocento nasconde un impianto di più antica datazione,
denunciato dai due tabernacoli del XIV e XV sec.
Nelle sale di Palazzo Gori è ospitato il Museo Civico Archeologico
di Magliano, in cui sono allestite diverse sezioni; dall'età
del bronzo all'epoca ellenistica. In questo modo è possibile
ripercorrere le tappe fondamentali dello sviluppo dell'antico insediamento
sabino di Magliano, così strettamente legato alla presenza
del Tevere, arteria fondamentale dello scambio commerciale con Roma
(per informazioni e visite guidate contattare il numero telefonico
0744-910001).
In giugno, in occasione del Corpus domini, per 10 giorni si svolge
la Giostra del Gonfalone, nella quale vengono rievocati quattro
importanti momenti della storia Maglianese: la conquista di Magliano
da parte di Roma, nel 1311, le spedizioni dei Conservatori del Campidoglio
nella città, il Pallio tra le contrade e la nomina da parte
di Alessandro VI quale diocesi della Sabina nel 1495.
Collevecchio
(XIII sec.) Il centro di Collevecchio ha origine nel XIII sec.,
quando venne emessa una bolla papale da Innocenzo IV con la quale
si autorizzavano gli abitanti di Colle Muziano, decimati dalla malaria,
a recarsi nel vicino Colavetus, dall'aria più salubre.
Il centro, già feudo degli Orsini e degli Anguillara, mantiene
il suo aspetto di nucleo medievale, nel quale posso essere visitati:
la chiesa parrocchiale di S. Maria Annunziata (XII sec.) che porta
i segni del suo passaggio nelle diverse epoche storico-architettoniche;
ha infatti un campanile romanico, un portale quattrocentesco, un
interno barocco con revisioni stilistiche del ‘700; la chiesa di
S. Andrea (XVI sec.) con annesso convento, che conserva pregevoli
tele di scuola veneta della fine del XVI sec.; il palazzo Pistolini
Meneghini (XVI sec.) realizzato su disegno del Vignola; Palazzo
Coperchi, oggi Piacentini (XVI sec.), il cui progetto è attribuito
ad Antonio da San Gallo il Giovane.
Poco distante dal centro abitato si trova la chiesa di Santa Maria
del piano, nota per la sua sorgente miracolosa.
Nel convento di Santa Maria in Sabina, convento cappuccino del XVI
sec., oltre ad una mirabile tela della scuola della fine del 500,
può trovare ospitalità chiunque voglia esplorare la
propria spiritualità in un ambiente familiare.
Vacone
(I sec.) Indubbiamente la caratteristica di Vacone è lo stretto
legame che ancora oggi conserva con il suo passato romano; il suo
territorio è disseminato di resti di ville romane e la dea
Vacuna era assai venerata in questi boschi. Il grande poeta latino
Quinto Orazio Flacco, nel 33 a .C., prescelse il territorio di Vacone
per costruire la sua villa di campagna, su un fundus che gli era
stato donato da Mecenate nei pressi della fonte Bandusiae.
Un bell'itinerario, l'itinerario oraziano, si snoda tra questi luoghi;
ha inizio nei resti della villa del sommo poeta, di cui rimangono
monumentali criptoportici, il ninfeo, tratti delle pavimentazioni
in opus spigatum e parti di mosaici; si procede immersi nella natura
fino alla fonte Bandusia, decantata dall'opera del poeta, per arrivare
in prossimità del centro del paese, dov'era il tempio della
dea Vacuna; l'itinerario si conclude con la visita al Pago, il bosco
sacro cantato da Plinio.
Della sua storia medievale di feudo degli Spada rimane testimonianza
il palazzo Baronale, posto in posizione dominante nel borgo; da
visitare anche la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Evangelista
(XII sec.) il cui impianto romanico di prima fondazione è
stato completamente cancellato dai restauri del XVI sec. A soli
80 metri dalla strada provinciale che porta alla SS313 in direzione
Terni, si incontra la Chiesa di S. Stefano, del XII sec., che conserva
nell'abside tracce di un affresco rappresentante il Crocifisso con
ai lati le figure graffite di S. Stefano Protomartire e S. Paolo,
protettori di Vacone.
Ogni anno in giugno il paese solennizza la sua romanità nella
Sacra Vacunae, una festa che si svolge in più giornate, nella
quale viene realizzata una Rievocazione storica in costume dei fasti
della Roma Imperiale, in onore alla Dea Vacuna : cortei, giochi
e banchetti a cui partecipa attiva la popolazione in costume e dov'è
possibile gustare pietanze ottenute da ricette ispirate all'Antica
Roma.
Montebuono
(I sec.) Nel suo territorio si sviluppò un villaggio rurale
intorno alla villa romana del Generale Marco Vespasiano Agrippa,
villaggio che venne trasformato in Castrum dal re Odoacre nel I
sec. Il Castello vero e proprio nacque nel XIV sec. per esigenze
difensive, in seguito alle invasioni saracene. Sottoposto ai Savelli
e agli Orsini, tornò ad essere amministrato dalla Santa Sede
nella seconda metà del XVI sec., quando Sisto V volle un
podestà a Collevecchio per governare sui territori di Montebuono,
Tarano, Torri e Rocchette. In seguito alle invasioni Napoleoniche,
nel XVIII sec., Montebuono seguì le sorti dei paesi limitrofi
e venne assoggettato al potere francese.
Da vedere la chiesa di San Pietro (XII sec.), appena fuori del centro,
che sorge sui resti della villa di Marco Vespasiano Agrippa. Dell'impianto
medievale conserva la torre campanaria e la navata principale, mentre
recenti restauri hanno riportato alla luce tratti di decorazioni
musive dell'antica villa ed in particolare della terma, sui muri
della quale la chiesa venne edificata.
Nel vicino borgo di Fianello, oggi quasi disabitato, è da
visitare la chiesa romanica di Santa Maria, che nacque sulle spoglie
della villa romana dei Flavi, come denunciano i materiali utilizzati
per la sua edificazione. Con impianto a tre navate e campanile romanico,
ha una bellissima cripta.
Durante tutto l'anno il piccolo borgo di Montebuono si anima per
varie manifestazioni; da quella del Corpus Domini, in giugno, con
la realizzazione nelle vie del paese di una suggestiva infiorata,
alla rievocazione storica in costumi medievali, che si tiene nella
prima metà di luglio con apertura di taverne, sfilate e tornei
con cavalli.
In agosto ogni anno gli abitanti del paese Sabino celebrano la loro
appartenenza alla cultura contadina ripetendo il rito della mietitura
nella Festa del Grano, dove sapori e gestualità antiche rivendicano
vivida la loro attualità.
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